Ansia e Stress

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Ansia e stress sono due termini che nell’uso corrente vengono usati in modo intercambiabile, ma pur essendo manifestazioni strettamente connesse, sono realtà ben diverse. Lo stress è una risposta dell’organismo a stimoli esterni o interni che provocano reazioni d’allarme con una serie di modificazioni fisiologiche, l’ansia è una di queste manifestazioni patologiche.
Etimologicamente, ansia, deriva dal latino anxus che significa stretto. L’ansia si può considerare come una strettoia in cui si fa fatica a respirare e si rischia persino di soffocare. Dal punto di vista emotivo somiglia all’apprensione che è un’ansia riguardante l’esito di qualcosa che si teme sfavorevole o portatore di conseguenze negative.
Nelle lingue anglosassoni esiste un unico termine che indica sia ansia che angoscia, in inglese Anxiety, in tedesco Angst che vengono tradotti spesso dagli psicologi con “ansia” mentre dagli psicanalisti con “angoscia”, per indicare quest’ultima come uno stadio più grave dell’ansia, un’espressione nevrotica o psicotica.
Le manifestazioni fisiologiche più frequenti mediate dal Simpatico sono: l’aumento della frequenza del respiro e del polso, l’aumento della pressione sanguigna e dell’ossigenazione muscolare, la sudorazione, la dilatazione delle pupille e la secchezza della bocca.
Le reazioni scaturiscono dall’anticipazione di un pericolo, con notevole sproporzione tra le energie impiegate, le risorse mobilitate e il pericolo reale.
A livello cerebrale si hanno una diminuzione del controllo della corteccia e un aumento delle onde a ritmi lenti che intensificano l’attività mnemonica di ricerca e confronto con situazioni dolorose passate, emozioni e paure già sperimentate o vissute da altri. La persona analizza, ricorda, rielabora, collega episodi, timori, sensazioni, eventi accaduti o narrati e attende, con colorazioni emotive esageratamente intense, di poterli rivivere in un futuro più o meno immediato. La parte cognitiva è sopraffatta da quella emotiva per cui, pur rendendosi conto che l’ansia non avrebbe senso d’esistere, la razionalità non riesce a imporsi sui pensieri e sulle fantasie ingigantiti di preoccupazioni e paure che affollano la mente. Ciò che prevale è la forte alterazione dei sistemi e degli apparati interni, accompagnata da una perdita di controllo delle funzioni organiche che contribuisce a confermare la situazione di pericolo incombente.
Nel DSM 5 (Manuale di dell’American Psychiatric Association) disturbi d’ansia comprendono quei disturbi con caratteristiche di paura o ansia eccessive insieme ai disturbi comportamentali correlati. Differiscono dalle risposte transitorie indotte da stress perché sono persistenti, durano 6 mesi o più, e sono innescati da una sopravvalutazione del pericolo per le situazioni che temono ed evitano.
La paura viene definita come una reazione emotiva scatenata da una minaccia imminente in cui si attivano comportamenti di lotta o di fuga mentre l’ansia è più legata alla tensione muscolare e alla vigilanza in preparazione al pericolo futuro e a comportamenti di evitamento.

Nell’ultima versione del DSM rientrano nei disturbi d’ansia: la Fobia specifica, il Disturbo d’ansia sociale o fobia sociale, il Disturbo di panico, l’Agorafobia, il Disturbo d’ansia generalizzata. Le caratteristiche di quest’ultimo disturbo a livello fisico sono: irrequietezza , sensazioni di agitazione o tensione, facile affaticamento, difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria, irritabilità, vertigini, disturbi del sonno, tensione muscolare, tremori, sudorazione, tachicardia, nausea, attesa apprensiva. Queste manifestazioni compromettono il rendimento lavorativo o scolastico e la vita relazionale in genere.

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